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Associazione Vela al Terzo
San Marco 556
30124 Venezia
info@velaalterzo.it
30/01/12
I Fortini di Marmotta

Da tempo nessuno raccontava le sue impressioni di regata, lo ha fatto Alessandro Vercio di VdV attraverso il sito del CVC.
Questo mi ha stimolato a raccontare la regata dei Fortini di Marmotta e il suo equipaggio, sicuramente diverso da quello dei "marziani", come li definisce Vittorio.
Premetto che Marmotta è stata costruita da quattro amici come rappresentato dalle quattro palle disegnate sulla maestra. Il 1 maggio, tra turni, figli, neonati e mamme, finalmente l'equipaggio si è ritrovato al completo dopo tanto tempo.
Nonostante un pre regata senza vento, Marmotta e il suo equipaggio invece di pensare ad un assetto da vento leggero o estremamente leggero, ha pensato di introdurre qualche novità nelle manovre per rendere la regata più emozionante e cercare di coinvolgere in virate e strambate più equipaggio possibile.

Marmotta fotografata da Igor nell'ultima bolina

Per risolvere il problema della vela costruita all’inizio della scorsa stagione, troppo grassa verso il da tera, si parlava già da qualche uscita di provare ad usare la patta. Dopo tre o quattro tentativi la soluzione con tre rinvii, uno sulla testa dell'antenea de sora e due direttamente sul da tera, è sambrata la più accettabile.
Mancava solo una mezz’oretta alla partenza e bisognava ancora realizzare il seconda idea.
Nell'ambiente delle regate di vela al terzo si parla da sempre, soprattutto per le sanpierotte, se sia meglio usare come vela di prua una trinchetta o un fiocco. In una regata come i Fortini in cui ci sono lunghissimi lati con andature portanti, la trinchetta può fare la differenza. Il problema è che nella stessa regata ci sono lunghi lati di bolina, difficilmente affrontabili con una trinchetta a riva pena un angolo al vento veramente penoso, almeno a bordo di Marmotta.
Questo problema sembra non esistere in sanpierotte come VdV, Tabasco, ed altre ma trova un riscontro nella sanpierotta
Leon di Bruno Gasparon che dopo innumerevoli prove, regata in tutte le andature con un piccolissimo fiocco riuscendo negli ultimi anni a vincere tutto quello che si poteva con una barca lunga 6.30m.
Su Marmotta, in regate come queste, si è spesso usato il fiocco di bolina e la trinchetta nelle andature portanti soprattutto quando si riesce a mettere le vele
in crose, ossia quando la trinchetta fa la vera differenza dal fiocco.
Abbiamo pensato spesso a come migliorare i cambi di vela al passaggio in boa. Purtroppo per issare la trinchetta occorre un secondo albero abbastanza facile da ammainare ma piuttosto impegnativo da armare dovendo far centro nella scassa seguendo le istruzioni di un compagno che infilando la testa sotto la coperta grida: un po' più a desta, un po' più avanti, no a sinistra… finché il
cojon non fa centro in scassa! Per facilitare questa operazione, ho visto montare sotto la coperta di un topo un tubo in inox che guida la discesa dell’albero verso la sua sede.
Abbiamo sempre cercato di risolvere il problema con metodi meno invasivi e finalmente siamo riusciti a organizzare una manovra che porta l’angolo di mura da sopra a sotto vento passando a poppa dell’albero di trinchetta. In poche parole durante un cambio di mura si lasca una manovra che, attraverso un anello fissato al naso, tiene l’angolo di mura teso verso il basso e si cazza una manovra gemella che, sempre attraverso lo stesso anello, riporta la bugna nella posizione iniziale ma nelle mura opposte dopo aver fatto il giro dell’albero. Sembrava una genialata, sicuri che sarebbe stata copiata da altri nelle prossime regate!
Siamo alla partenza e purtroppo la solita ressa in barca giuria ci penalizza costringendoci ad una partenza sotto vento a Tabasco e a numerose altre barche. Quando finalmente troviamo un po’ di vento pulito, diamo un’occhiata alla vela rendendoci conto che la
patta riesce a smagrire la vela ma non sufficientemente e l’attacco più basso sul da tera crea una leggera piega sulla vela. Bisognerà lavorarci ancora, ma la direzione sembra quella giusta.
Cominciano le virate e iniziamo a mettere in funzione la seconda novità. Prima cosa ci rendiamo conto che il fiocco fa una catenaria maggiore del solito, inoltre in virata, arretrando verso poppa per scavalcare l’albero di trinchetta, si incattivisce sulla testa dell’
antenea de sora riuscendo addirittura a pizzicarsi in un moschettone. Inoltre nel cambio di mura, il fiocco non porta più annullando l’effetto benefico nell’aiutare la barca a virare. Tutte queste sorprese unite ad un diritto di rotta, mi scuso con Gibigiana e il suo equipaggio per la strusciata di vele, ci costringe ad un rebechin in prossimità della boa e ad un conseguente passaggio a circa tre quarti della flotta.
Ora comincia il lungo lato verso Boccalama, issata la trinchetta si comincia a recuperare un po’ di svantaggio rispetto ai diretti avversari di categoria.
Il lato meno impegnativo rispetto alla bolina ci permette di bere una birretta, fumare una sigaretta, mentre qualcuno riesce anche ad accendersi la pipa. Chiacchierando decidiamo che per affrontare la lunga bolina tra Boccalama e il Fisolo conviene togliere l’albero e navigare con il fiocco come abbiamo sempre fatto.
Arriva l’isola e approfittando del leggero calo di vento, ammainiamo trinchetta ed albero e su col fiocco. Marmotta dimostra subito di risalire il vento con un angolo migliore di tanti altri ma la catenaria del fiocco è piuttosto evidente in seguito a dei residui della sperimentazione precedente che ci costringono ad andare a prua, lascare leggermente la drizza per portare il punto di mura più vicino possibile al naso, permettendoci poi di cazzare al massimo la drizza.
Il fiocco merita una piccola parentesi. Quando abbiamo deciso di costruire la Marmotta la sfida doveva essere totale, si doveva costruire tutto il possibile. Oltre ad improvvisarci falegnami, Bebo ha messo in pratica gli insegnamenti ricevuti a scuola nel riprendere la saldatrice per costruire la ferramenta del timone, inoltre grazie alla sua abilità di tappezziere, abbiamo costruito la vela maestra e successivamente la trinchetta. Alla prima regata cui abbiamo partecipato, tutto era pronto tranne il fiocco. Matteo ha ben pensato di prestarci la
carbonera del suo topo Marangona, ma purtroppo da quel giorno sogna di rivedere la sua vela! Il fiocco sembra perfetto come dimensioni, ha un taglio piuttosto classico con il punto di scotta alto rispetto alle moderne tendenza di fiocco spazza ponte.
Appena eliminata la catenaria, Marmotta guadagna ancora qualche grado al vento lasciando scadere sottovento un buon numero di barche.
Arrivati al Fisolo la situazione migliora nettamente, al passaggio riusciamo a passare in seconda posizione di categoria seppur tallonati da Silia. Nel lungo lasco verso S.Angelo della Polvere, nonostante la trinchetta Marmotta non è riesce a rimontare, perdendo un po’ di terreno da Silia.
Girata l’isola inizia la bolina che porta al traguardo. Il vento è aumentato con raffiche ben al di sopra dei 10 nodi. Su il fiocco, cazziamo tutto e notiamo che l’angolo che riusciamo a tenere è ulteriormente migliorato. Nel lato lungo verso Venezia riusciamo a guadagnare parecchio su Arzento Vivo facendoci sognare un sorpasso, già avvenuto per un fortunoso salto di vento nell’ultima bolina della precedente regata del Bocolo.
Inizia un duello di virate. Il peso del nostro equipaggio ci permette di non sventare la maestra sotto raffica ma addirittura di guadagnare qualche metro al vento. La barca è comunque molto sbandata e cominciamo ad imbarcare un po’ d’acqua, le birrette vuote appoggiate sul cinturino cominciano a cadere e vagare per la barca. Arzento Vivo forse per l’uomo in meno, non riesce a tenere il passo ma soprattutto l’angolo. Dopo quattro, cinque virate ci scade lentamente sulla poppa. La rimonta ci sembra impossibile, siamo sicuri che da lì all’arrivo qualcosa sarebbe successo, e non riusciamo a togliere gli occhi dall’albero che molto flesso nella parte alta, oscilla vistosamente ogni volta che Marmotta affronta una delle onde che, con l’aumento del vento, cominciano a formarsi.
Fortunatamente nulla si rompe e riusciamo a tagliare il traguardo in quarta posizione assoluta, rendendo la rimonta per noi memorabile, ma comunque dietro ai “marziani”.
E se fossimo partiti bene? E se non avessimo fatto esperimenti? E se sapessimo cosa vuol dire assetto per vento leggero o estremamente leggero?

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